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Lucida Console ha poco più di vent’anni, è fragile ma determinata e, dopo la morte di un padre molto amato, lascia quel che resta della famiglia e parte per ritrovare la pace e la felicità perdute. Approda per caso in Spagna, a Formentera. In questo luogo magico e fuori dal tempo, Lucida incontra una ragazza argentina enigmatica e sfuggente – e per questo dotata di un irresistibile fascino – che vive senza regole in una casa sulla scogliera. «Amo una donna che fuma: due crimini in un colpo solo», ride di sé la protagonista.
Ironico, travolgente, a tratti impudico, il romanzo racconta le alterne vicende di un amore non del tutto regolare, un amore senza futuro eppure difeso con i denti fino al melodrammatico finale.

Una come me, opera d’esordio della scrittrice milanese Francesca Ramos, è un romanzo davvero degno di nota tra quelli che ci offre il panorama della letteratura lesbica contemporanea. Lo stile leggero ma emotivamente travolgente, infatti, rende il romanzo estremamente scorrevole ma, al tempo stesso, guida il lettore nel mondo dei sentimenti della protagonista; Lucida, voce narrante e protagonista, vive infatti come avvolta in una bolla piena di sentimenti inespressi, di domande senza risposta e di dubbi sulla propria identità.

Lucida vede il suo amore per le donne come qualcosa di problematico che non fa che crearle problemi con gli altri, come un ulteriore punto di “non normalità” che va ad aggiungersi al suo essere “asimmetrica” per la mancanza di un polmone, rendendola così anche “scombinata, svuotata, storta, stramba”. Il mondo della protagonista si sviluppa perlopiù sul piano dell’emotività e l’autrice fa della caratterizzazione psicologica dei personaggi il punto forte di tutto il romanzo, scavando così a fondo nell’interiorità di Lucida e JB da far emergere frammenti di una relazione straziante e al tempo stesso necessaria per soddisfare la fame d’amore della protagonista.

La storia di Lucida e JB è una storia di vita, di cambiamento e di riscoperta prima ancora che una storia d’amore; una relazione in cui sentimenti da lungo tempo repressi trovano finalmente il modo di riemergere e tornare ad essere protagonisti complice Formentera, piccolo pezzo di paradiso dove la protagonista approda alla ricerca di sé stessa allontanandosi dalla grigia Milano. In questo romanzo, come dice anche Roberto Saviano nella prefazione contenuta nell’edizione Baldini&Castoldi, c’è tutto: “la forza di sentirsi altro rispetto ad un ordinario modo d’essere, l’orgoglio di provare diversamente il proprio amore. La vergogna per un amore incapace di comprensione che diventa dolore, insieme al desiderio di voler restare sé stessi”.

Il ritmo della narrazione, complice la tensione sentimentale che pervade l’intero romanzo, è costante e piuttosto serrato a livello emotivo, tanto da spingere il lettore a non staccarsi dalle pagine scritte fino ad aver terminato il racconto; il linguaggio scelto dall’autrice adotta i moduli del parlato piuttosto che quelli dello scritto, permettendo così l’inserimento di alcuni termini in spagnolo, come ad esempio la parola guapa che diventa quasi identificativa della protagonista, che conferiscono un’inaspettata forza ad alcuni passaggi. Consiglierei questo romanzo a chi ha voglia di emozioni e, al tempo stesso, non ha voglia di qualcosa di troppo complesso o impegnativo, a chi apprezza ciò che un romanzo può insegnare ma non ricerca in modo spasmodico una morale che vada oltre quella che l’autrice stessa ha inserito tra le sue pagine. 

Concludo con una citazione, uno dei tanti passaggi che mi ha colpita di questo libro: “La tua bocca è a due centimetri dalla mia. Non so che odore tu abbia adesso Julia ma il tepore che emana il tuo corpo è la primavera che arriva e la terra che si risveglia. Non importa che sia autunno. Tu sei il corpo del mondo e il fiato dell’universo.

Il mio voto finale è 4 su 5.

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~Jeka~

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