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Gela, 1982. Paolo ha quasi sette anni e da qualche mese vive nel collegio dove l’ha lasciato sua madre Maria, donna dalla personalità chiusa. Una domenica Daniela, amica della madre sin dai tempi delle superiori, lo porta a vivere con sé. Maria è scomparsa da un paio di giorni e si teme il peggio. Lei stessa ha lasciato disposizioni alla direttrice dell’istituto affinché Paolo venga affidato a Daniela. Nella nuova casa, il bambino trova il diario che la mamma aveva nascosto in un armadio. Attraverso le pagine Paolo, con il suo candore, scopre la profonda amicizia – forse qualcosa di più – tra le due donne, oltre al segreto custodito da Daniela e le ragioni dietro la scomparsa di Maria. Che fine ha fatto la mamma di Paolo? Che legame c’è fra lei e Daniela? Sullo sfondo, l’impianto petrolchimico costruito vent’anni prima e che ormai rappresenta solo sogni infranti e i pregiudizi di una società meridionale che mette il buon nome della famiglia davanti a tutto.

Olio di mandorle amare è ambientato in Sicilia, più precisamente a Gela, tra gli anni ’70 e ’80, con numerosi flashback che ricostruiscono il passato dei protagonisti. L’opera ci racconta la vita di Paolo, un bambino che da mesi vive in collegio, la vita di Maria, ragazza madre che scompare, e la vita di Daniela, cara amica di Maria durante un anno delle scuole superiori.

Questo romanzo parla di difficoltà, famiglie, amori e legami e lo fa con una sensibilità pura, proprio quella tipica dei bambini, quella tipica di Paolo. Daniela e Maria si ritrovano casualmente dopo essersi perse di vista per anni: Daniela è alla ricerca di una coinquilina e Maria, senza saperlo, risponderà proprio al suo annuncio. Daniela sa che Maria ha un figlio e sa anche che Paolo vive in collegio, certo non può sapere che sarà proprio lei a doverlo crescere in futuro. Daniela e Maria hanno due passati diversi, due vite alle spalle differenti, che però porteranno loro a condividere l’esperienza dell’educazione di un bambino.

Nel libro, inoltre, è possibile apprezzare anche l’uso di molti termini e detti siciliani – tradotti ovviamente tra le note. La nota finale dell’autore ci fa comprendere bene come un libro possa essere talvolta insegnante di vita: “Appartenere a sessi diversi non sempre garantisce che i figli cresceranno sereni e accuditi. Ci sono anche persone che crescono i figli da sole, tra mille difficoltà. Indipendentemente dalla composizione del nucleo familiare, i bambini dovrebbero essere circondati da amore, l’unico sentimento che li guiderà sul sentiero della vita”, queste le parole finali dell’autore, a cui vanno i miei complimenti.

La mia valutazione finale è di: 4 su 5

– Ady –

 

In Olio di mandorle amare è presente una ricostruzione della Sicilia degli anni 70-80 molto meticolosa e precisa; tutti i personaggi, incluso ogni singolo passante o figura secondaria, infatti, sono ritratti in modo pittoresco e caratteristico, quasi da documentario. La pagine scorrono veloci e si rimane con il fiato sospeso per tutta la durata della lettura, incuriositi dalla vicenda che coinvolge i 3 protagonisti. Assumendo il punto di vista di ognuno di loro, inoltre, l’autore ci permette di osservare tutte le sfaccettature della vicenda e di capire ognuno dei pensieri e delle motivazioni che portano questi personaggi a determinate scelte e decisioni.

Il rapporto tra le due donne, in particolare, è descritto in uno stile molto esclusivo e delicato, in cui ogni parola, ogni gesto ed ogni singolo dettaglio appaiono essere assolutamente realistici e mai fuori posto. Per questo motivo bisogna davvero fare i complimenti all’autore, un altro uomo che ha sfatato il mito secondo cui “gli uomini non sanno scrivere storie di donne lesbiche”! L’unica cosa che mi sento di segnalare è stata una mia difficoltà iniziale nel cercare di inquadrare alcuni avvenimenti su un piano cronologico, ma dopo, con lo scorrere delle pagine, sono riuscita pian piano a fare chiarezza.

Molto interessante inoltre la riflessione finale dello scrittore, che risulta essere assolutamente autentica e sentita, molto profonda.

La mia valutazione finale è di 3.5 su 5

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-Paola Cissnei-

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